CARCERE E ATTIVITA’ SPORTIVA: ORDINAMENTO PENITENZIARIO E ATTIVITA’ DEI DETENUTI E DEGLI INTERNATI
di Salvatore Bottari
L'Avv. Salvatore Bottari, del Foro di Milano, titolare dell'omonimo studio legale è appassionato di giustizia sportiva e ordinaria, leggi sul doping e stupefacenti, diritto e processo penale, in genere tutto ciò che verte in tema di legge: 24h_lawandjustice@tin.it
Carissimi e-sportsmen,
benvenuti all’appuntamento con il poco conosciuto argomento dello sport nelle carceri. Quali norme esistono sul tema per la gentile clientela degli alberghi a sbarre dello Stato? L’art. 27 della legge 26 luglio 1975 n. 354 (cd. ordinamento penitenziario) sul tema “attività culturali, ricreative e sportive” così recita: “Negli istituti devono essere favorite e organizzate attività culturali, sportive e ricreative e ogni altra attività volta alla realizzazione della personalità dei detenuti e degli internati, anche nel quadro del trattamento rieducativo (art. 56 e 57 regolamento di esecuzione). Una Commissione composta dal Direttore dell’istituto, dagli educatori e dagli assistenti sociali e dai rappresentanti dei detenuti e degli internati cura la organizzazione delle attività di cui al precedente comma, anche mantenendo contatti con il mondo esterno utili al reinserimento sociale”. L’art. 56 del D.P.R. 29 aprile 1976 n. 431 (cd. regolamento di esecuzione) così dispone: “I programmi delle attività culturali, ricreative e sportive sono articolati in modo da favorire possibilità di espressioni differenziate. I programmi delle attività sportive sono rivolti, in particolare, ai giovani; per il loro svolgimento deve essere sollecitata la collaborazione degli enti nazionali e locali preposti alla cura delle attività sportive. I rappresentanti dei detenuti e degli internati nella Commissione preveduta dall’art. 27 della legge sono nominati con le modalità indicate dall’art. 62 del presente regolamento, nel numero di tre o cinque, rispettivamente, per gli istituti con un numero di detenuti o di internati presenti non superiore o superiore a cinquecento unità. La Commissione, avvalendosi anche della collaborazione dei detenuti e degli internati indicati nell’art. 66, cura l’organizzazione delle varie attività in corrispondenza alle previsioni dei programmi. Le riunioni della Commissione si svolgono durante il tempo libero. Nella organizzazione e nello svolgimento delle attività la direzione può avvalersi degli assistenti volontari e di quella delle persone indicate nell’art. 17 della legge”. L’art. 57 stesso regolamento di esecuzione disciplina attività organizzate per i detenuti e per gli internati che non lavorano e prevede quanto segue: “La direzione si adopera per organizzare, in coincidenza con le ore di lavoro, attività di tempo libero per i soggetti che, indipendentemente dalla loro volontà, non svolgono attività lavorativa” (art. 27 o.p.). Da ultimo, poi, si osservi quanto disposto dall’art. 59 del D.P.R. 30 giugno 2000 n. 230 (cd. nuovo regolamento penitenziario) sull’argomento “attività culturali, ricreative e sportive”. “I programmi delle attività culturali, ricreative e sportive sono articolati in modo da favorire possibilità di espressioni differenziate. Tali attività devono essere organizzate in modo da favorire la partecipazione dei detenuti e internati lavoratori e studenti. I programmi delle attività sportive sono rivolti, in particolare, ai giovani; per il loro svolgimento deve essere sollecitata la collaborazione degli enti nazionali e locali preposti alla cura delle attività sportive. I rappresentanti dei detenuti e degli internati nella Commissione prevista dall’art. 27 della legge sono nominati con le modalità indicate dall’art. 67 del presente regolamento, nel numero di tre o cinque, rispettivamente per gli istituti con un numero di detenuti o di internati presenti non superiore o superiore a cinquecento unità. La Commissione, avvalendosi anche della collaborazione dei detenuti e degli internati indicati nell’art. 71, cura l’organizzazione della varie attività in corrispondenza alle previsioni dei programmi. Le riunioni della Commissione si svolgono durante il tempo libero. Nella organizzazione e nello svolgimento delle attività, la direzione può avvalersi dell’opera degli assistenti volontari e delle persone indicate nell’art. 17 della legge”. Orbene, come si vede da un raffronto tra le norme, la novella legislativa è consistita nell’introduzione del principio secondo cui le attività in questione (culturali, ricreative e sportive) devono essere organizzate in modo da favorire la partecipazione dei detenuti e internati lavoratori e studenti. In sostanza, si registra il ricorso, in questa materia, al volontariato e alla comunità esterna con la preoccupazione di consentire che alle attività in questione partecipino anche i detenuti e internati lavoratori e studenti. Questi i richiami normativi. Ma in concreto quale la realtà? Molti dei contributi all’attuazione ed allo sviluppo dello sport all’interno delle carceri sono da rinvenire nell’opera svolta dal Ministero della Giustizia d’intesa con il Centro Sportivo Italiano; in particolare, vediamo quali sono stati gli interventi più recenti e più interessanti negli ultimi anni (2000 – 2001 e 2002).
La volontà di aggregare le persone attraverso lo sport, l’attenzione e la sensibilità per le figure e i contesti più deboli della società, hanno spinto il C.S.I. ad operare anche negli ambienti più difficili quali le carceri. La vita in carcere rappresenta una realtà estremamente complessa, spesso priva di contatti con la società esterna. Chi è fuori non sempre ha gli strumenti per tentare un dialogo con chi è dentro; ecco allora che lo sport può diventare, in questa prospettiva, un valido strumento di collegamento tra il dentro ed il fuori. Sono nati così numerosi progetti di sport e carcere, promossi direttamente dai comitati locali C.S.I., sostenuti dalla Presidenza Nazionale quali progetti assistiti. Gli interventi promossi hanno raggiunto molti obiettivi: favorire lo scambio e il confronto reciproco fra la realtà interna al carcere e quella esterna; permettere ai detenuti di avere contatti con la comunità “libera”; stimolare nei detenuti nuove e positive modalità di relazione tra di loro e con gli altri; sostenere i detenuti nel tentativo di ricostruirsi una personalità; garantire un’attività sportiva continuativa. L’intervento nelle carceri si traduce in molteplici modalità: presenza di istruttori, allenatori, partite amichievoli tra detenuti e squadre del C.S.I., tornei e campionati interni al carcere. Molti dei progetti cui è stato dato il via guardano con attenzione al rapporto con i servizi sociali o gli istituti penitenziari con i quali è possibile stipulare apposite convenzioni. (Nell’ambito minorile, per supportare un’azione di prevenzione a favore dei minori, il C.S.I. ha sottoscritto un protocollo d’intesa con il Ministero della Giustizia teso a coinvolgere e responsabilizzare i minori gravitanti nell’area penale esterna ai quali è permesso di scontare le misure cautelari non detentive in un quadro di animazione sportiva, ricreativa e culturale). Da segnalare, tra le più recenti e interessanti iniziative, le seguenti: In data 18.03.2001 il C.S.I. ha convocato allo Sporting Club Mondadori un convegno di studio riservato a dirigenti e operatori sportivi sul tema “Lo sport del futuro si gioca in vari campi. Del sociale”. Nell’ambito di tale convegno si è tenuta un’importante relazione su sport e carcere, nell’ambito della quale è stata offerta l’occasione di sentir parlare di sport vero, lontano dalle valutazioni miliardarie e dal doping. Uno sport a misura d’uomo. Altro incontro meritevole di rilievo è stato quello tenutosi in data 3.06.2002 presso la Casa Circondariale di Vicenza San Pio X cui hanno partecipato alcuni detenuti, un’educatrice rappresentante l’amministrazione penitenziaria, insegnanti del centro territoriale permanente nonché volontari della Caritas e del C.S.I. Il predetto incontro era dedicato al tema “lo sport supera le sbarre”. Cercasi sponsor per la squadra dei detenuti. Tra i commenti scaturiti in quella sede “non sarà il mondiale ma quando vanno in campo le formazioni dei giovani carcerati – chi gode della semilibertà ha partecipato anche a qualche trasferta – il tifo si accende e coinvolge positivamente l’intera casa circondariale”. “Lo sport, sia pure una partita di ping pong o un’ora in palestra, serve per scaricare i nervi e per recuperare il corpo e la mente anche di chi è dietro le sbarre”. Tra le altre iniziative sul tema, sempre in quel di Vicenza, va ricordato il quadrangolare di maggio 2002 disputatosi tra una formazione di detenuti, il Vicenza calcio e la squadra degli agenti di polizia penitenziaria di Vicenza. Da segnalare, ancora, l’iniziativa ormai giunta al terzo anno in favore dei detenuti della sezione alta sorveglianza: un docente di educazione fisica si reca in carcere due volte alla settimana. Una volta al mese, invece, al selezione calcistica del campionato dilettanti impegna i carcerati in una partita. Lo stesso C.S.I. ha anche organizzato corsi che hanno diplomato 6 allenatori di calcio e 3 arbitri tra i detenuti. Ultima tra le iniziative locali meritevoli di attenzione segnaliamo l’incontro sul tema “sport, carcere e attività trattamentali” tenutosi all’interno del carcere di Marassi (GE). In questa casa circondariale si sta ultimando una nuova palazzina interna destinata ad ospitare una palestra e delle aule. Nella Chiesa interna al carcere la UISP ha organizzato un incontro sul tema di cui si è detto nell’ambito del quale si è richiamata l’attenzione sulla necessità di attività sportiva, quale momento di sfogo, di socializzazione, di confronto. Lo sport è molto richiesto, fa star bene, aiuta a superare le tensioni, rende più accettabile anche la coabitazione in cella. Il sogno, comunque, resta quello di uscire dal muro di cinta anche solo per qualche decina di minuti e fare attività sportiva fuori. Le parole di un detenuto sintetizzano bene il concetto: “Cerchiamo il pallone come cerchiamo l’aria”. Questi i dati più recenti sulle 257 case penali italiane ove vi sono 54.361 detenuti a fronte di 42.618 posti disponibili. Vivere in celle che scoppiano è certo il più eccellente degli sport di resistenza. Lo sforzo richiesto spesso sfocia in aggressioni ad altri detenuti e/o ad agenti penitenziari in servizio. Comunque esistono dei supermedici a disposizione. I centri clinici penitenziari sono 4: Opera (MI), Secondigliano (NA), Rebibbia (ROMA) e Marassi (GE). Al Don Bosco di Pisa sono garantiti trattamenti specialistici, riabilitazione e terapie. Certo non per questo lo si potrà assimilare ad una clinica specializzata o ad una beauty farm. Da qualsiasi parte lo si guardi, il pianeta delle case penali fa acqua. Per chi è ospite, per chi vigila, per chi comunque, anche indirettamente come il sottoscritto, vi opera per evidenti ragioni di lavoro e di scelte professionali personali. Tutti avvolti dal silenzio. Si vive di più da subacquei che da calciatori in trasferta. Grazie per l’attenzione.
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